
MANIFESTO DELLA XII EDIZIONE DELLA NOTTE NAZIONALE DEL LICEO CLASSICO
NOTE ESPLICATIVE DELL’AUTRICE, ARTISTA VALERIA SANFILIPPO
“HOMO SUM”
La locandina realizzata per La Notte Nazionale del Liceo Classico 2026 si presenta come un manifesto visivo dell’humanitas, intesa non come concetto astratto, ma come realtà viva, benché continuamente minacciata. L’opera mette in scena il rapporto tra passato, presente e futuro, mostrando come l’eredità degli antichi possa ancora oggi costituire un argine contro le brutture del mondo contemporaneo.
L’immagine racconta una storia di eredità e responsabilità.
Al centro della narrazione visiva si trova un neonato in un nido di foglie, accolto tra i rami di un albero, in un alone di luce sotto corolla di un bel fiore. Il bambino incarna l’Humanitas compiuta. È lui la promessa del futuro, la vita che chiede protezione e cura. La luce che lo avvolge richiama il logos, la ragione e il sapere, strumenti fondamentali attraverso cui l’uomo può opporsi alla barbarie.
Le figure solari antropomorfe che lo affiancano amorevoli rafforzano l’idea di una protezione collettiva, educativa e culturale.
Il mondo che circonda questa fragile vita è però segnato da violenza e perdita di senso.
Nella parte inferiore dell’immagine compaiono città in fiamme, armi, soldati omologati e vite spezzate, con un contrasto visivo che evidenzia la tensione tra civiltà e barbarie, drammaticamente attuale.
I volti fluttuanti, sospesi nello spazio intermedio, con espressioni di dolore, silenzio e paura, sono le coscienze ferite dell’umanità plurale: testimoni della sofferenza e delle emozioni negate, memoria viva di ciò che è stato, di ciò che è ai giorni nostri e di ciò che potrebbe essere ancora.
Archetipo di continuità e trasmissione, l’albero rappresenta la tradizione classica, radicata nel passato ma ancora capace di generare vita. Tra le sue radici, affondate in una terra ferita segnata da guerra, armi e devastazione, splende un seme, un principio vitale nascosto – la physis – pronto sempre a germogliare se adeguatamente custodito. La speranza più profonda.
L’opera suggerisce che l’humanitas non è un dono acquisito una volta per tutte, ma un processo continuo di cura, trasmissione e difesa. Il seme tra le radici, il bambino tra i rami e l’albero che li unisce costruiscono una metafora temporale: passato, presente e futuro sono indissolubilmente legati. Se il seme viene dimenticato, se le radici vengono recise, nessuna umanità futura potrà fiorire.
In questo senso, il liceo classico emerge implicitamente come luogo di custodia dell’humanitas: spazio in cui il patrimonio culturale degli antichi non viene celebrato come reliquia, ma coltivato come seme vivo, capace di generare coscienza critica, responsabilità etica e rispetto dell’altro.
Valeria Sanfilippo
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